I siti che “rivoluzionano” il mondo dei professionisti
Su Repubblica.it di oggi c’è un entusiastico articolo a firma di Riccardo Bagnato su oDesk e altri siti di lavoro interinale a livello internazionale. Così sono andato a dare un occhiata, un po’ per curiosità professionale, un po’ anche per vedere se c’era qualche progettino per arrotondare.
Ho navigato un po’ nel sito, mi sono anche registrato e ho scoperto che molte aziende sono disposte a pagare massimo un dollaro o addirittura 50 centesimi l’ora! Compenso che risulta ovviamente “ridicolo” per un qualsiasi lavoratore occidentale (essendo un barksista convinto, mi ricorda quello “generosamente” elargito da Paperone al nipote Paperino), ma che è perfettamente accettabile per gli ingegneri informatici indiani, bengalesi, vietnamiti, che – a quanto mi dice un collega che è venuto a studiare qui – , non percepiscono che poche decine di euro al mese.
Questo aspetto avrebbe dovuto essere messo maggiormente in risalto dall’articolo di Repubblica. Perché è vero che “i siti come questo rivoluzionano il mondo dei professionisti”, ma probabilmente quasi soltanto in peggio, visto che il sito stesso non fissa un “hourly rate” minimo eticamente accettabile (che aiuterebbe anche i colleghi asiatici a migliorare il loro tenore di vita), e rischia trasformare i suddetti “professionisti” in sottoproletariato, in nuovi schiavi da vendere all’asta, questa volta comodamente sul web.











