No, stavolta, nonostante il titolo di questo post, non parlerò male di B16. E nemmeno della laicità in senso stretto. Anche se alla fin fine pur sempre di laicità si tratta…
Parlerò invece di due argomenti di cui si è discusso per la loro inclusione (o esculsione) nei programmi politici: la cosidetta castrazione chimica per i pedofili e il nucleare. A un primo sommario ragionamento, si potrebbe concludere che di fronte a questi argomenti si possa essere, senza se e senza ma, o favorevoli o contrari. Al massimo, indecisi (ma che vorrà dire indecisi?).
Ma guardiamo le cose più in dettaglio. Pendiamo la “castrazione chimica”. Sulla castrazione chimica si sono registrate le seguenti opinioni:
Ideologicamente favorevoli (la destra). Sono quelli che, se potessero, risolverebbero tutto con un bel paio di forbici o una mannaia da norcino. Siccome però la cosa sarebbe un tantinello troppo sanguinolenta per essere considerata civile, optano per una versione chimica, e quindi “pulita”, di castrazione.
Ideologicamente contrari (la sinistra radicale). Sono quelli che ritengono un intervento che si chiami “castrazione” inaccettabile in qualsiasi forma, perchè costituisce una mutiliazione, una violazione del corpo e dei diritti dell’individuo. Opinione nobile e condivisibile. Peccato però che poi non si sappiano proporre soluzioni per la tutela dei bambini e per la cura dei pedofili stessi, che vanno certamente reintegrati nella società, ma in maniera sicura.
Possibilisti. Sono quelli che non rifiutano a priori il problema, che non si fermano alla parola “castrazione” emettendo subito un entusiastico sì o un indignato no. Che vedono la questione da un punto di vista strettamente scientifico e terapeutico, ponendosi (e ponendo agli esperti) una serie di domande.
Può esistere una terapia farmacologica che inibisce le pulsioni sessuali? Se sì, è temporanea o no? E soprettutto: porta all’effetto sperato? Oppure rischia di frustrare ulteriormente la psiche del malato, portandolo a gesti ancora più estremi e violenti? Questo bisogna chiedersi, e andarci coi piedi di piombo se la comunica scientifica è divisa.
Su questa posizione è Veltroni, nonostante sia già stato additato come “castratore chimico”. E, paradossamente, stando a quello che ho sentito in un dibattito, è dello stesso avviso anche Bertinotti, anche se gli fa più comodo cavalcare l’onda degli ideologicamente contrari.
E veniamo al nucleare. Anche in questo caso, si può essere ideologicamente favorevoli (sempre la destra) o contrari (i verdi). Oppure si può avere un atteggiamento scientifico, e porsi un po’ di domande.
Dove verranno messe le scorie in un Paese che non riesce nemmeno a smaltire la spazzatura normale? Quanti anni ci vogliono per mettere in opera una centrale nucleare? E nel frattempo? Quanto costa l’uranio, quanto ne abbiamo? Non rischiamo di creare un’altra dipendenza dall’estero, dopo quella per petrolio e gas?
Io queste domande me le sono poste, e ho concluso che il nucleare è meglio lasciarlo da parte, e puntare su energie rinnovabili come solare ed eolico (una tecnologia, quest’ultima, che sia la destra che i verdi vorrebbero invece cancellare…), che stanno avendo un grandissimo e concreto sviluppo.
In conclusione, quello che ci vorrebbe su certe questioni è un attegiamento non ideologico, ma scientifico, che, se ci pensate, è alla base del concetto di laicità.